09 febbraio, 2010

Chiare, Fresche et dolci acque

Parafrasi di “ Chiare, fresche et dolci Acque

Limpide, fresche e dolci acque
dove immerse le sue belle membra
colei che unica per me merita il nome di donna
delicato ramo al quale le piacque
di appoggiare il suo bel corpo
( me ne ricordo sospirando )
erba, fiori che ricoprirono
il suo leggiadro vestito ed il suo corpo,
atmosfera limpida, fatta sacra dalla sua presenza
dove Amore attraverso i suoi begli occhi mi trafisse l'animo
ascoltate voi tutti insieme
le mie tristi ultime parole.
Se è mio destino dunque,
ed in ciò si adopera il volere del cielo,
che Amore chiuda questi occhi piangenti,
qualche favore divino faccia sì
che il mio corpo sia sepolto tra voi,
e l'anima ritorni sciolta dal corpo al cielo.
La morte sarà meno dolorosa
se reco questa speranza in vista di quel pauroso momento:
poiché l'anima stanca
non potrebbe in più riposata quiete
né in più tranquillo sepolcro
abbandonare il corpo travagliato da mille angosce.
Verrà forse un giorno
in cui all'abituale meta
ritornerà la donna bella e crudele,
e a quel luogo dove ella mi vide
nel benedetto giorno dell'incontro
volga i suoi occhi pieni di desiderio e di letizia,
cercando di me, e, divenuta pietosa,
vedendomi polvere tra le pietre del sepolcro,
venga ispirata da Amore
così da sospirare
tanto dolcemente e ottenere la misericordia divina
piegando la giustizia celeste,
asciugandosi gli occhi con il suo bel velo.
Dai rami scendeva ( dolce nel ricordo )
una pioggia di fiori sul suo grembo;
ella sedeva umile in tanta festa della natura,
coperta da quella pioggia di fiori, ispiratrice d'amore.
Un fiore cadeva sull'orlo della veste,
un altro sulle bionde trecce,
che quel giorno a vederle.
parevano oro fino e perle
Un altro si posava in terra ed un altro ancora sull'acqua;
infine un fiore
volteggiando nell'aria
pareva suggerire: "Qui regna Amore "
Quante volte dissi,
preso da grande stupore:
costei certo è nata in Paradiso.
Il suo modo di procedere quasi divino;
il suo volto, la sua voce e il suo sorriso
mi avevano fatto dimenticare a tal punto dove mi trovavo
e fatto allontanare talmente dalla realtà,
che mi chiedevo sospirando come
fossi potuto pervenire in un luogo simile e quando vi ero giunto.
Perché credevo di essere giunto in Paradiso
non in Terra dove mi trovavo
Da quel momento in poi amo questo luogo
così che non ho pace in nessun altro.
Se tu, mia canzone, fossi bella e ornata, quanto desideri,
potresti coraggiosamente
uscire dal bosco e andare tra gli uomini

13 commenti:

  1. APPUNTI STORIA DIRITTO... QUELLI GIUSTI!

    i bond argentini:
    sono delle obbligazioni emesse dallo stato argentino. l'argentina è andata in fallimento come stato e non ha potuto pagare i bond. la grecia, l'irlanda e la spagna sono molto indebitate e stanno andando vicino al fallimento.


    azioni: sono investimenti in borsa, frazioni delle quote del capitale sociale e vengono emesse da enti o da società (sono molte e alcune costano molto poco per attrarre i piccoli investitori). le azioni si possono vendere e comprare liberamente, tranne i soci della società che ha emesso l'azione.


    obbligazioni: è un titolo di credito.
    È un prestito concesso dall'investitore all'emittente delle obbligazioni. queste possono essere emesse da: uno stato,
    un governo, una organizzazione internazionale
    o una società privata.


    LA DIFFERENZA TRA AZIONI E OBBLIGAZIONI L'investimento azionario ha dei rendimenti incerti, mentre, quando un emittente emette un’obbligazione si impegna formalmente a ripagarne il capitale a scadenza e gli interessi periodici.

    PIL:
    Il prodotto interno lordo (PIL) è il valore di tutti i beni e servizi prodotti dell'economia in un dato periodo di tempo, solitamente l'anno solare.

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  2. PARAFRASI DELLA POESIA A PAG 284 " PASSA LA NAVE MIA COLMA D'OBLIO" di PETRARCA.

    La mia nave(vita) passa colma di dimenticanza attraverso un mare tempestoso che mi rende difficile il proseguimento, nel cuore della nottein pieno inverno fra Scilla e Calibdi ( du mostri che si trovavano sullo Stretto di Messina e che ne impedivano il passaggio a causa del mare agitato); e al timone della nave per la guida stà il mio Amore (signore) e il mio nemico.

    Ciascun remo della nave ha un pensiero energico ed un pensiero malvagio che sembra volere con molta decisione la tempesta e la conclusione con il naufragio e la morte; un vento umido che porta brutto tempo si getta contro la vela della nave provocando rumori di speranza e di desideri.

    Il pianto è come una pioggia, umidità d'irritanzione, che bagna e rallenta i cavi delle vele ormai già stanchi, le quali sono state intrecciate con errore e ignoranza.

    Sono nascosti i miei due dolci segni ( stelle che sono indicatori della direzione per i marinai) consueti; fra le onde sono morte la ragione e la pratica della navigazione, così che io comincio a disperarmi perchè voglio raggiungere in fretta il porto (meta della serenità perchè li non c'è la tempesta).

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  3. ANALISI POESIA: (TUTTA)

    Il tema fondamentale del sonetto è l’amore per Laura. Lo schema delle rime è: ABBA, ABBA ; CDE, CDE dove D e E creano una consonanza (“sarte –attorto’’ v.8-11 ). Si notano delle allitterazioni (“di sospir’, di speranze et di desio” v.8). Vi è una contrapposizione tra la parola ‘’tempesta’’ (v.6) che indica i difficili momenti della vita del poeta e tra il termine ‘’porto’’ (v.14) che indica la salvezza.
    L’intero sonetto può essere definito come un’immaginazione della navigazione della vita del poeta. Essa si svolge infatti, nelle condizioni più difficili come può essere difficoltoso per una nave, navigare in piena notte, nella tempesta, in inverno e in un luogo particolarmente insidioso (vv. 2-3). Aspro di solito si riferisce ad un sapore amaro (es = limone) ma in questo caso indica una cosa agitata (es = mare).
    Vi è anche la presenza di alcune metafore, come quella del v.1, “la nave mia colma d’oblio”, cioè non è una semplice nave colma di merci, ma di “dimenticanza” : l’autore si riferisce infatti a tutte le sofferenze che ha dovuto subire in passato. Nel v.3, “Scilla et Caribdi”, sono due isole situate una di fronte all’altra nello stretto di Messina, dove secondo la mitologia risiedevano due mostri marini (Scilla = mostro; Caribdi= Gorgia) che rendevano la via per la navigazione molto insidiosa e spesso senza via d’uscita, ed indicano com’è la vita per il poeta, “senza via d’uscita” dall’amore che prova per Laura.
    Nello stesso verso (v.3) e in quello successivo (v.4), troviamo anche due simboli : “governo” sta infatti per “timone” e “signore” per “Amore”. Ciò significa che alla guida della nave c’è l’Amore, che rende la navigazione, e quindi la sua vita, così difficile.
    La seconda quartina (vv.5-8) può essere considerata, tutta insieme, un’altra metafora : “a ciascun remo” (v. 5) il movimento della nave che continua dirigersi verso il pericolo (“la tempesta e ‘l fin’’) (v. 6) non è soltanto determinato dal fatto che alla guida ci sia l’Amore, ma anche perché ad ogni remata sta un pensiero insidioso e negativo (“a ciascun remo un pensier pronto et rio”) (v. 5) inoltre anche la forza delle passioni (“un vento humido eterno/di sospir’, di speranze et di desio”), (vv.7-8 ) spinge sulla vela (“la vela rompe”) (v. 7).
    In questa quartina vi sono anche altre metafore, come “la tempesta e ‘l fin” (v.6) che stanno ad indicare prima il naufragio e poi la morte, quindi insieme simboleggiano il pericolo ; “un vento humido et eterno” (v.7), cioè un vento portatore di mal tempo e incessante.
    Nel decimo verso, le “sartie” stanno a rappresentare la parte razionale dell’anima, ma in termini di navigazione le sartie sono dei cavi che sostengono l’albero della nave. Nell’ultima terzina i “duo mei dolci usati segni” (v.12) in termini di navigazione rappresentano le costellazioni che indicano al navigatore la rotta, ma qua, attraverso una metafora, indicano i “dolci” occhi di Laura che sono nascosti (“Celansi” v.12) perciò il poeta incomincia ad avere paura di non poter più raggiungere il porto che metaforicamente indica la meta, la serenità e la pace, quindi il superamento della tempesta, cioè la fine delle difficili condizioni esistenziali del poeta.

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  4. STORIA: LA NASCITA DELLA STAMPA

    Nel corso del '400 avvenne una scoperta fondamentale che cambiò molte cose. Giovanni Gutemberg introdusse la stampa nel 1452. Fino a questo tempo le copie dei libri erano prodotte a mano e quindi ne venivano fatte poche. Essendo poche, soltanto le persone più ricche potevano permettersi di comprarli e di farsi una cultura. Molte biblioteche avevano una grande vastità di copie di libri, per questo le persone più colte invece di comprarli, li prendevano in prestito dalle biblioteche, ricordandosi poi a memoria quello che era il contenuto del libro. La stampa prima di Gutemberg esisteva già: si avevano delle tavolette di legno dove si incidevano le immagini o lettere (a seconda di quello che c'era da copiare), si appoggiava il foglio e si calava sopra il torchio. il procedimento era molto lento, per questo la maggior parte delle volte venivano stampate delle immagini. Gutemberg ebbe un'idea geniale: pensò di creare delle singole lettere ( all'inizio venivano prodotte in legno e quindi si sciupavano prima, poi si decise di produrle in piombo poichè erano molto più resistenti). Lui aveva una cassettina, dove posizionava le lettere una ad una formando frasi intere: rese il procedimento molto più svelto e poterono così diffondere un maggior numero di copie. Così la cultura si potè diffondere anche tra le persone di rango sociale inferiore.

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  5. Storia: LA RIFORMA PROTESTANTE.

    Il progresso della cultura nel 1500 coinvolse anche la Chiesa con Erasmo da Rotterdam. Lui credeva che la chiesa doveva ritornare alle sue origini, poiché a quell’epoca forniva un’immagine corrotta di se. Durante questo periodo serviva ricavare dei fondi, per costruire S. Pietro. Per raccogliere i soldi la Chiesa usò la vendita delle indulgenze: l’idea del tempo era quella del Purgatorio, dove un individuo veniva punito per i peccati commessi in vita. La vendita delle indulgenze era in pratica la vendita dello sconto delle pene. Quelli che volevano lo sconto delle pene per paura del Purgatorio, dovevano donare dei beni alla Chiesa. Un altro modo per raccogliere i soldi era la vendita delle cariche ecclesiastiche: colui che donava molti soldi alla chiesa veniva poi nominato dal papa come vescovo o sacerdote. Un monaco tedesco di nome Martin Lutero era scandalizzato da tutto questo. Lui riteneva che la Chiesa non fosse fonte di salvezza ma di dannazione. Scrisse 95 tesi sulle sue idee al riguardo e le affisse alla porta della Cattedrale. Nel 1517 iniziò la riforma protestante. Lui non si occupava dei “costumi” della Chiesa, ma della sua dottrina. Molti testi che lui non riteneva validi furono “messi da parte” e tornò alle forme originali: la Bibbia e i Vangeli. Secondo Lutero l’uomo può conquistare la salvezza soltanto con la sua fede e solo Dio poteva assolvere le persone dai loro peccati, così Lutero non riconobbe il potere della chiesa. (solo la fede garantisce la salvezza dell’uomo). Questo portò ad un severo ed importante rigore morale. L’idea che Lutero portò della chiesa fece scomparire anche un importante sacramento, quale la confessione, levando alla chiesa il suo principio fondamentale. Lutero diceva che (secondo lui) l’esistenza della chiesa era insignificante e che questa non doveva esistere in quanto (secondo lui) Gesù non l’aveva assolutamente fondata. Da questa affermazione emerse la teoria del sacerdozio universale: ognuno era sacerdote di se stesso. La conseguenza di questo fu che non serviva più che qualcuno interpretasse i testi sacri, ma che ognuno doveva leggerli e interpretarli a modo suo. La maggior parte della popolazione però, non avendo una cultura, non sapeva leggere il latino. Per questo Lutero tradusse in tedesco tutti i testi. Per Lutero i sacramenti non erano più validi, a parte i due che sono presenti nel testi sacri da lui ritenuti validi ovvero la Bibbia e i Vangeli: il Battesimo e la Comunione, che però da quel momento vennero amministrati dalla comunità dei fedeli. Non essendoci più i riti cattolici, ovvero la messa, tutti i fedeli si riunivano comunque la domenica in chiesa per interpretare i vangeli.

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  6. ..ohi bimbi non lo so xkè ma nn mi c'entrava più.. QUESTO è IL CONTINUO DELLA RIFORMA PROTESTANTE!!!!!!

    I principi tedeschi si allearono con Lutero per rendersi indipendenti dalla Chiesa di Roma.
    Nel ’21 Lutero fu convocato dal papa a Worms per difendersi dall’accusa di eresia. Lui mantenne comunque le sue idee. Venne quindi condannato per eresia ma riuscì a salvarsi grazie al salvacondotto che gli era stato concesso. Si rifugiò poi dal principe Federico di Sassonia. La riforma protestante iniziò a prendere piede in tutta Europa. Questo creò problemi a Carlo V e successe un fatto molto importante: il messaggio di Lutero venne letto anche dai cavalieri e dai contadini che presero la riforma come una libertà. Questo grazie a Thomas Muntzer che promulgò un messaggio diverso di quella che era la riforma, costringendo Lutero a sconfessare tutto ciò. Lutero disse che i contadini e i cavalieri dovevano obbedire sempre ai loro padroni. In quel periodo nacque anche l’ ANABATTISMO che diceva che il primo battesimo non era ritenuto valido perché i bambini non erano liberi di scegliere, poiché non avevano sviluppato un livello di consapevolezza sufficiente da rifiutare questo. Gli anabattisti parlavano inoltre di uguaglianza sociale, una forma si comunismo dove non c’erano le classi dominanti ne quelle sottoposte. La città di Muster fu quindi dominata dagli anabattisti, prima dell’arrivo dell’esercito Luterano, che, anche se come idea era vicino alla loro, li uccise quasi tutti, pochi anabattisti si salvarono. Si sviluppò un altro ramo del protestantesimo: questo veniva chiamato CALVINISMO. Il calvinismo credeva nella predestinazione. La predestinazione diceva che Dio conosce tutto e tutti, Dio solo sa chi sarà salvato e chi sarà dannato. (anche gli uomini potevano intuirlo attraverso il comportamento che tenevano). I calvinisti venivano chiamati anche PURITANI. Quando un individuo si comportava poco bene le voci giravano svelte e quando tutti lo sapevano si allontanavano da questa persona isolandola o addirittura cacciandola dalla comunità, poiché sarebbe diventato un dannato. Le persone che erano ritenute buone o pure erano anche quelle con fortuna economica e che investivano i loro soldi per il bene della società. ( i ricchi protestanti generalmente investivano i soldi per la società). La corrente dei puritani nacque e crebbe a Ginevra. Poi si sviluppò anche in Francia, dove però ebbero una vita molto più difficile. Il puritanesimo ebbe anche degli aspetti negativi:
    - la società era fondata su un forte moralismo.
    - l’adulterio ( ad esempio) era fortemente punito: alle donne venivano cucite ai vestiti delle “A” rosse ( A = adultera) e gli uomini molto spesso venivano condannati a morte.

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  7. Caterina..bimbi questa è quella giustaa! un bacio

    FRANCESCO PETRARCA (1304-1374)

    Petrarca nacque ad Arezzo il 20 luglio 1304 da una famiglia borghese fiorentina.
    Il padre, ser Petracco, che era notaio, fu mandato in esilio quando i guelfi neri si impadronirono di Firenze.
    Allora si trasferì con la famiglia ad Avignone, dove risiedeva la Curia papale (La sede dove viene assistito il Papa nello svolgimento delle sue funzioni) .
    Francesco a 16 anni intraprese gli studi giuridici, ma la sua vocazione era quella letteraria; per cui da Bologna, dove studiò, si ritrasferì ad Avignone.
    Qui condusse una vita futile, ma allo stesso tempo si dedicò allo studio dei classici.
    Accanto a questi aveva sempre con sé un libro, ovvero le Confessioni di Sant’Agostino (filosofo ammirato dal Petrarca).
    Da ciò si può risalire alle tendenze fondamentali di Petrarca: il culto dei classici e a spiritualità cristiana.
    La lingua che prediligeva era il latino, ma coltivava l’interesse anche per la poesia lirica in volgare.
    Come i poeti d’amore, Petrarca rivolse le sue poesie intorno alla figura di Laura, la donna che amava, il cui nome richiama la pianta del lauro, la pianta sacra ad Apollo, dio della poesia.
    Sull’effettiva esistenza di questo amore sono nate delle discussioni, ma per quello che ci tramanda il Canzoniere l’esperienza è realmente avvenuta.
    Ma questo amore nella sua attività letteraria sembra aver avuto poca importanza, in quanto assumeva un simbolo intorno a cui il poeta non rivolgeva che i suoi dispiaceri, le sue sofferenze, i suoi fallimenti.
    Ma dietro tutto ciò in Petrarca nasce l’esigenza di una sicurezza materiale e di agiatezze.
    Prese perciò gli ordini minori, che non implicavano la cura delle anime, ma che gli consentivano di accedere a cariche e a profitti vantaggiosi.
    Al bisogno di sicurezza materiale si contrapponeva la curiosità e la voglia di scoprire posti nuovi, che lo spinsero a viaggiare.
    Il viaggio per Petrarca era un modo per arricchire la sua cultura: in qualunque abbazia o monastero che andava a visitare, si soffermava nelle biblioteche, dove si dedicava allo studio dei classici latini che lì erano ormai dimenticati.
    Ma a questa voglia di scoprire si contrapponeva anche la necessità di chiudersi in se stesso.
    Questo si realizzava a Valchiusa, poco lontano da Avignone.
    Petrarca amava rifugiarsi lì, lontano dalle preoccupazioni della vita e dalla confusione della città, dove poteva dedicarsi alla lettura, alla scrittura e alla meditazione. Questo fece da sfondo per la produzione di gran parte delle sue opere.
    L’attività letteraria era però per Petrarca anche il bisogno di gloria e riconoscimento.
    Questo bisogno fu colmato nel 1341, quando fu incoronato ad una cerimonia in onore della poesia.
    Dopo questo compiacimento, Petrarca passò una crisi religiosa, quando l’entrata in convento del fratello Gherardo suonava per lui come un rimprovero.
    Questo “contrasto” si tradusse in un travaglio interiore, in cui si alternavano il desiderio di purificazione dell’anima e il bisogno di dedicarsi alla letteratura, senza mai uno sbocco definitivo.
    Ma l’attività letteraria è anche impegno politico ed in opposizione al suo bisogno di chiusura interiore, Petrarca risente della crisi politica.
    Dunque a questo punto, appoggia il ritorno del papa a Roma, accusa la corruzione della Curia avignonese, rivolge appelli all’imperatore Carlo IV di Boemia affinché scendesse in Italia per ristabilire l’autorità papale, invoca una pace durevole e soprattutto ammira il tentativo di Cola di Rienzo che, restaurata la repubblica a Roma, desidera riportare la città alla sua grandezza originaria.
    Cos’ invia molte lettere a Cola per esortarlo e scende in Italia per stare al suo fianco, ma la notizia del regredire dell’azione lo distoglie dai suoi propositi.
    L’intolleranza di Petrarca per questa situazione giunge ai limiti nel 1347, quando lascia Avignone e va in Italia, dove si dedica alla scrittura e allo studio presso alcune famiglie signorili.
    Muore nel luglio del 1374.

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  8. UMANESIMO E RINASCIMENTO

    Il periodo compreso approssimativamente, tra il 1450 e il 1550 vide lo sviluppo parallelo e contemporaneo di due eventi culturali fondamentali nella storia europea: il Rinascimento e la Riforma protestante. Entrambi rifiutarono le credenze e i comportamenti dell’epoca che li aveva immediatamente preceduti; a questo passato prossimo, entrambi contrapposero un passato remoto che volevano far ritornare: l’antica Roma, nel caso del Rinascimento, la Chiesa delle origini, per quanto concerne la Riforma. Il termine Rinascimento servirà ad indicare non un’epoca della storia, bensì un movimento culturale e artistico. Il Rinascimento fu preparato e accompagnato, lungo tutto il suo sviluppo, da una tendenza culturale che viene correntemente chiamata Umanesimo. Tale termine sta ad indicare il rinnovato interesse per la letteratura classica. Nel 1400 ci fu una svolta sul piano intellettuale. Gli intellettuali cercarono di riportare alla luce molti testi che erano stati perduti nel corso delle invasioni barbariche, ma che invece erano stati conservati nei monasteri. Nell’esaminarli ci trovarono numerosi errori ( filologia), che si erano accumulati per colpa dei copisti. Gli intellettuali umanisti, infatti, si resero conto del fatto che, nei secoli, la lingua latina si era per così dire imbarbarita e aveva subito numerose variazioni nella sintassi. Sulla base di questa consapevolezza, Lorenzo Valla ( 1405-1457) dimostrò che la cosiddetta Donazione di Costantino non era stato scritto al tempo di Costantino perché il latino era più rozzo. La chiesa che per tanti anni si era basata su questo documento che affermava la sovranità papale sull’impero romano d’occidente, fu costretta ad abbandonarlo.
    Sempre nel corso del 1400 avvenne una scoperta che cambiò il modo di vivere degli uomini. Nel 1452 ci fu l’invenzione della stampa a caratteri mobili di Giovanni Gutemberg, fino ad ora i libri venivano scritti a mano, erano pochi, costavano molto e non potevano essere usati dalle persone più povere. Gutemberg costruì dei “cubetti” di metalli su ognuno dei quali scolpì le lettere dell’alfabeto, i numeri e i segni di punteggiatura. Questi cubetti venivano disposti su un telaio fino a formare parole, frasi; quando la pagina da stampare era completa, veniva imbevuta di inchiostro e coperta con un foglio bianco che veniva pressato con il torchio fino a riportarne i segni. Il primo libro ad essere stampato per intero fu la Bibbia 1455. In questo moda la cultura si espanse a vari strati della società.

    La situazione nelle colonie americane che erano state sottomesse dagli spagnoli era ben diversa.
    Pizarro che aveva sottomesso la popolazione degli Incas cercò di dare una patina di legittimità giuridica alle sue gesta di conquista, leggendo pubblicamente il Requerimiento ( 1514= intimazione). Era un documento in cui si proclamava che il papa, in nome di Dio, aveva consegnato quelle terre alla sovranità del re di Spagna. Se l’Inca non avesse obbedito all’ intimazione di sottomettersi immediatamente, sarebbe stato trattato da vassallo ribelle, meritevole di punizione.
    Dopo la scoperta dell’America da parte di Colombo si aprì una contesa tra Spagna e Portogallo circa l’appartenenza delle nuove terre. La questione fu risolta con il trattato di Tordesillas (1494), il quale stabiliva che le terre ad ovest del meridiano Aragiano erano degli spagnoli, mentre quelli ad est erano dei portoghesi. Gli spagnoli avevano il controllo su tutta l’America, mentre i portoghesi su tutta l’Africa e il Brasile, che poi divenne un punto fondamentale per il commercio triangolare.

    ilenia bagnoli

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  9. UMANESIMO E RINASCIMENTO

    Il periodo compreso approssimativamente, tra il 1450 e il 1550 vide lo sviluppo parallelo e contemporaneo di due eventi culturali fondamentali nella storia europea: il Rinascimento e la Riforma protestante. Entrambi rifiutarono le credenze e i comportamenti dell’epoca che li aveva immediatamente preceduti; a questo passato prossimo, entrambi contrapposero un passato remoto che volevano far ritornare: l’antica Roma, nel caso del Rinascimento, la Chiesa delle origini, per quanto concerne la Riforma. Il termine Rinascimento servirà ad indicare non un’epoca della storia, bensì un movimento culturale e artistico. Il Rinascimento fu preparato e accompagnato, lungo tutto il suo sviluppo, da una tendenza culturale che viene correntemente chiamata Umanesimo. Tale termine sta ad indicare il rinnovato interesse per la letteratura classica. Nel 1400 ci fu una svolta sul piano intellettuale. Gli intellettuali cercarono di riportare alla luce molti testi che erano stati perduti nel corso delle invasioni barbariche, ma che invece erano stati conservati nei monasteri. Nell’esaminarli ci trovarono numerosi errori ( filologia), che si erano accumulati per colpa dei copisti. Gli intellettuali umanisti, infatti, si resero conto del fatto che, nei secoli, la lingua latina si era per così dire imbarbarita e aveva subito numerose variazioni nella sintassi. Sulla base di questa consapevolezza, Lorenzo Valla ( 1405-1457) dimostrò che la cosiddetta Donazione di Costantino non era stato scritto al tempo di Costantino perché il latino era più rozzo. La chiesa che per tanti anni si era basata su questo documento che affermava la sovranità papale sull’impero romano d’occidente, fu costretta ad abbandonarlo.
    Sempre nel corso del 1400 avvenne una scoperta che cambiò il modo di vivere degli uomini. Nel 1452 ci fu l’invenzione della stampa a caratteri mobili di Giovanni Gutemberg, fino ad ora i libri venivano scritti a mano, erano pochi, costavano molto e non potevano essere usati dalle persone più povere. Gutemberg costruì dei “cubetti” di metalli su ognuno dei quali scolpì le lettere dell’alfabeto, i numeri e i segni di punteggiatura. Questi cubetti venivano disposti su un telaio fino a formare parole, frasi; quando la pagina da stampare era completa, veniva imbevuta di inchiostro e coperta con un foglio bianco che veniva pressato con il torchio fino a riportarne i segni. Il primo libro ad essere stampato per intero fu la Bibbia 1455. In questo moda la cultura si espanse a vari strati della società.

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  10. GIUNTINI LORENZO
    L’ITALIA NELLA SECONDA META’ DEL QUATTROCENTO
    In questo periodo tutti gli stati regionali cercano di prendere sempre più piede,volendo conquistare tutta la penisola;ma visto che questi stati erano tutti alla pari si accordarono raggiungendo la pace di Lodi,la quale affermava che nessuno stato poteva allargarsi tanto. Quindi si cercava di rendere “equilibrata” l ‘ Italia e grazie a Lorenzo il Magnifico questo equilibrio fu possibile. In Europa stavano prendendo sempre più piede la Francia e la Spagna che si contendono l ‘Italia.
    Ludovico il Moro voleva diventare duca di Milano e si fece appoggiare dal re di Francia Carlo VIII,il quale mirava a sostituire gli spagnoli nel sud Italia.
    L’Italia,da questo momento in poi diverrà una terra di conquista,con la Spagna che conquistò tutto il sud Italia e anche il ducato di Milano.
    La drammatica storia di Firenze
    Con l’arrivo dei francesi,Firenze scaccia la famiglia “dei medici” e proclama la repubblica in cui domina il predicatore domenicano Gerolamo Savonarola.
    Savonarola esortò i fiorentini a cambiare il loro stile di vita,abbandonando il gioco d’azzardo e la lussuria.
    Savonarola venne scomunicato dal papa spagnolo Alessandro VI Borgia e quindi i fiorentini lo bruciano sul rogo come eretico.
    I medici tornano,dopo un po’ di tempo a Firenze.
    periodo di Macchiavelli
    macchiavelli fu allo stesso tempo grande protagonista e grande vittima ,visto che era segretario della repubblica di Firenze.
    L’Italia perde la sua indipendenza ed il suo potere economico.

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  11. STORIA
    LA CEREALIZZAZIONE PAG 293-294
    Tra il 1450 e il 1600 la popolazione era aumentata notevolmente e questo comporto un aumento della produzione industriale. Per incrementare la produzione agricola per la popolazione, ci furono delle situazioni mirate: a prima fu chiamata CEREALIZZAZIONE DELLA VITA AGRICOLA, avvenuta in Francia, Germania e Inghilterra. Per aumentare la produzione di cereali si ebbe la coltivazione di terreni che prima erano dedicati al pascolo. Si procedette anche ai disboscamenti dei terreni per lasciare spazio alle coltivazioni. In Italia e Francia sono stati trovati documenti che citano l'estirpazione dei vigneti per far posto al grano. Nell 500 in Italia ci furono bonifiche dei terreni paludosi, soprattutto in Lombardia. In Olanda si ebbe la sottrazione dei terreni dal mare. Per poter fre questo venivano innalzate dighe che spesso venivano ricostruite perchè venivano distrutte dalle tempeste. Sul terreno paludoso venivano piantati cavoli e navoni per togliere il sale dal terreno. Un altro metodo di coltivazione fu la rotazione del terreno che ogni anno fruttava molto di più. Quando i raccolti diminuivano si aveva il ritorno delle carestie.

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  12. LORENZO GIUNTINI

    Boccaccio
    Il Boccaccio nasce o a Firenze o a Certaldo nel 1313, figlio di una donna sconosciuta.
    Lui creò un romanzo sulla sua nascita. La madre se la figurò come una nobildonna. Boccaccino (il padre) prende una banca e Boccaccio si trasferisce a Napoli (gli anni più belli della sua vita). Il Boccaccio ebbe un grande maestro stilnovista: CINO DA PISTOIA. Boccaccio fece una bella vita e si innamorò perdutamente della figlia naturale di Roberto d’Angiò. Boccaccio deve abbandonare Napoli,perché la banca crolla e torna a Firenze. A Firenze il B. inizia a lavorare,ha già scritto però molte opere e poemi amorosi e storie come il “Filostrofo”. Il B. scrive in volgare italiano e si ispira a Dante. Va incontro all’evento più drammatico del 1300 : la peste. Di peste muoiono il padre e la matrigna. Dopo la peste,tra il 1350/1351 B. scrive la sua più grande opera: il DECAMERON. Il Decameron è composto da 100 novelle (più una storia aggiunta per allontanare le critiche) che venivano raccontate da un gruppo di 10 ragazzi e ragazze ogni giorno per 10 giorni. I temi principali sono : l’intelligenza,la beffa,raggiri ai danni di personaggi stolti (Calandrino),i vizi,le virtù e l’amore. L’amore si divide in due parti: l’amore felice e l’amore infelice. B. riprende la tematica della fortuna : nel medioevo non esisteva la fortuna,ma la provvidenza di Dio,invece esso non vede la provvidenza divina ma la casualità degli eventi. Poi il B. fa una riflessione critica sulla diffusione delle sue novelle. In seguito il B. narra una novella (la 101°) per mandar via le critiche:la “novella delle papere”,dove dice che la forza della natura è superiore all’educazione. Il B. dedica il Decameron alle donne. Il B. raggiunge una grande fama ed ebbe una vita più agiata perché fu ambasciatore dei fiorentini con Petrarca. L’influenza del Petrarca sul Boccaccio fu negativa. Il B. si chiuse in sé stesso e scrisse il “Corvaccio”; volle poi distruggere tutte le sue opere,ma grazie a Petrarca non lo fece. Il B. cominciò la lettura pubblica delle opere di Dante e a farci il commento. Morì a Certaldo nel 1375.

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  13. La novella di griselda
    La novella presenta un quadro sociale differente dalle altre, perché troviamo un nobile che sposa una donna di origini umili, mentre nella realtà questo fatto non sarebbe potuto accadere, perché al tempo della novella i matrimoni tra nobili erano matrimoni di interessi. Questa novella è poco realistica perché viene narrata da Dioneso ed è la centesima novella. Il tema della novella è la virtù nobile, che viene dimostrata da Griselda, quando il marito per molti anni mette alla prova la sua fedeltà, commettendo degli atti spregevoli nei suoi confronti, senza la minima reazione di Griselda. Boccaccio con questa novella vuole dimostrare che la nobiltà non si ha con il diritto di nascita, ma che va dimostrata durante la vita (animo gentile). Un altro messaggio che Boccaccio ci vuole lasciare è il rispetto dei diritti fondamentali della donna, che nella novella vengono violati per far capire ai lettori maschi che anche le donne sono persone e che non devono essere totalmente sottomesse, ma non parla di parità tra uomo e donna perché sarebbe stato un messaggio troppo forte per l’ epoca.

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