Questo è Il blog della classe 3c Sociale Enrico Fermi Cecina come avrete intuito...In cui dobbiamo mettere i nostri appunti fatti in classe^^...by Fulvio
16 novembre, 2009
Commenti
Allora bimbi (^_^)...Dato che non capisco come fate voi a Postare facciamo cosi...Voi scrivete nei commenti di questo post tutte le cose che vi da il professore d'Italiano
LA LODE DI BEATRICE Questa donna nobile, si è parlato di lei nei precedenti testi,giunse a essere ammirata a tal punto dalla gente,che quando passava per strada, le persone correvano a vederla,per cui provavo una meravigliosa gioia.Quando ella andava da qualcuno,molte virtu nobilitanti giungevano nel cuore di quello, che non osava sollevare gli occhi,ne ricambiare il suo saluto;e per questo molti,avedone fatta esperienza personale,mi potrebbero testimoniare a chi non lo crede.Ella procedeva concentrata in un sentimento di umilta,nessun vanto di cio che vedeva e udiva.Molti dicevano, dopo il suo passaggio:questa non è una donna, ma un angelo del cielo. E altri dicevano:Questa è una meraviglia, benedetta dal signore, che sa compiere tali miracoli. Ella si mostrava mostrava cosi nobile e cosi piena di bellezze, che quelli che la vedono sentono una senzazione onesta e soave, tale che non la sapevano esprimere;non vi era nessuno il quale la potesse vedere,che non fosse costretto a sospirare dal primo momento. Questi mirabili effetti la precedevano per forza di virtu:quindi pensando a cio,volendo riprendere il modello poetico della lode di lei , proposi di dire parole , nelle quali riuscissi ad esprimere i suoi mirabili ed eccellenti prodotti effetti;per cio non solamente coloro che la potevano vedere, ma gli altri sappiano di lei quel poco che le parole ne possono far capire.allora scrissi questo sonetto, il quale comincia: TANTO GENTILE.
seconda parte Sonetto Questo sonetto è facile da intendere,grazie a quello che è stato narrato prima,che non ha bisogno di spiegazione, e pero finendo, dico che questa donna aveva tanta grazia, che non onorava e laudava solamente lei, ma tutto il genere femminile.
Dante racconta del suo primo incontro con Beatrice quando aveva nove anni.
Sono passati nove anni da quando sono nato, quando si mostrò ai miei occhi per la prima volta l’amore che fu chiamata con il nome Beatrice anche dagli altri che non la conoscevano per nome. Durante la sua vita erano trascorsi otto anni da quando mi aveva incontrato e ci rincontrammo alla fine del nono anno. Era vestita di rosso scuro,semplice e nobile e una cintola ornata per la sua giovane età. In quel momento il mio spirito di vita, che sta nel cuore, iniziò a vibrare molto forte che si sentiva nelle vene dei polsi; e tremando pronunciò queste parole:”ecco un Dio più forte di me, che mi dominerà con le sue parole”. A quel punto l’anima sensitiva , che ha sede nel cervello e che organizza i vari stimoli, si sorprese molto e rivolgendosi agli spiriti della vista disse:” Ecco che è apparsa la vostra felicità”. A quel punto lo spirito naturale che ha come compito le funzioni di nutrimento,di digestione e sta nello stomaco e nel fegato,cominciò a piangere e disse piangendo:”povero me, da ora in poi non mangerò più”. Da allora l’amore si impadronì della mia anima,la quale fu da lui (amore) sposata,e (amore) iniziò ad esercitare su di me tanta sicurezza di sé e tanto potere grazie alla forza che gli dava la mia immaginazione,che ero costretto a compiere i suoi desideri senza fine. Lo spirito mi ordinava che mi dessi da fare per incontrare quella donna giovane;senza la mia fanciullezza molte volte sono andato a cercarla, e la vedevo così nobile e ammirata, come poteva dire di lei Omero:”lei non sembrava figlia di un uomo mortale, ma di un Dio”. Benché la sua immagine era fissa dentro di me, incoraggiava l’amore a rimanere in me,tuttavia (Beatrice) era così nobile, che non permise mai che l’amore mi guidasse senza il consiglio della ragione, dove il consiglio fosse stato utile. E dato che insistere sulle passione e sulle azioni di un’età così giovane sembra di parlare in un modo impreciso e tralasciando molte cose, scriverò le poesie che ci riguardano del periodo più recente che ho.
COMMENTO:Dante riprende una tematica di Cavalcanti e conduce un dialogo con gli spiriti del suo corpo. Lo spirito animale, che sono le capacità della vita, gioisce, gli spiriti dei sensi portano percezioni. Mentre l’unico che si lamenta è lo spirito naturale perché sa che Dante da quando si è innamorato avrà lo stomaco contratto dalla paura. La poesia si basa sul numero 9 perché è a questa età che Dante conobbe Beatrice ,sono importanti anche i multipli come ad esempio il numero 3 che è quello della santissima trinità (Padre,Figlio e Spirito Santo).
ANALISI SEMANTICA della poesia “Tanto gentile e tanto onesta pare”
Nel primo verso della poesia, “pare” significa “appare”; Con la parola “gentile” si intende “nobile”, mentre “onesta” significa “pura” o “verginità”, che non può essere vero perché sia Beatrice che Dante erano sposati; Al secondo verso della seconda quartina troviamo “umiltà vestuta”, letteralmente “vestita di umiltà”, umile; in questo periodo la chiesa considera l'umiltà una dote importante, al contrario dell'orgoglio che era un peccato; “Par” in questo caso non vuol dire appare ma “sembra”; L'espressione “A miracol mostrare” può essere capita in due modi diversi. Potrebbe significare che “agli occhi di lui (Dante), lei (Beatrice) è come un miracolo; oppure potremmo pensare che “Beatrice faccia i miracoli”; “Sì” è l'abbreviazione di “così”; Dante con la parola “dolcezza” ci vuole far capire che è cosi dolce che solo chi ha avuto l'esperienza di incontrarla e provare certe emozione, può capire; Con l'espressione “la sua labbia” viene indicato “il suo volto”; Al secondo verso dell'ultima terzina troviamo “un spirito soave”: “spirito” sta a significare “una forza”, mentre “soave” sta a significare “dolce”.
BIMBI NON GUARDATE LA PRIMA ANALISI SEMANTICA PERCHè IL PROF MI HA DETTO DI RIFARLA! SPERO CHE QUESTA VADA BENE! SCUSATE!!
ANALISI SEMANTICA della poesia “Tanto gentile e tanto onesta pare”
All'interno della poesia, come prima cosa, troviamo per tre volte la parola “par” con tre significati diversi: nel primo verso viene usato come “pare”, nel settimo verso viene usato come “appare” mentre nel dodicesimo verso vuole dire “evidente”. Nel verso “Tanto gentile e tanto onesta pare” troviamo due parole molto importanti per quell'epoca; “gentile” sta a significare “nobile”. Questo si rifà allo stilnovismo; gli stilnovisti consideravano la “nobiltà” come “nobiltà d'animo” e non come nobiltà di sangue. L'altra parola chiave è “onesta”, che sta a significare “fedele”. Al secondo verso della seconda quartina vi è un'altra espressione molto significativa: “d'umiltà d'animo” che letteralmente significa “vestita di umiltà”, “umile”. Per Dante è importante che una donna, la “sua” donna, sia umile, in quanto in questo periodo l'umiltà era una dote importante, soprattutto per la Chiesa, la quale riteneva l'orgoglio un peccato. All'ottavo verso abbiamo “a miracol mostrare”: espressione che può essere capita in due modi ben diversi: potremmo pensare che “agli occhi di lui (Dante), lei (Beatrice) è come un miracolo”; oppure potremmo pensare che “Beatrice è una bellissima donna che fa i miracoli”. Al primo verso della terzina abbiamo “sì” che è l'abbreviazione di “così”. Un altra cosa molto importante è la parola “dolcezza”, al decimo verso. Con questa parola Dante ci vuol far capire che egli prova una sensazione cosi dolce, che solo chi ha avuto l'esperienza di incontrarla prova una certa emozione. Al primo verso della seconda terzina vi è l'espressione “la sua labbia” che significa “il suo volto” il quale emanava una forza (“spirito”) così dolce (“soave”) alla sua anima tanto da sussurrarle.
LA CONCLUSIONE DELL'OPERA (PAG 119-121) LUCA CASTELLINI Due nobili donne mi mandarono a pregare che io mandassi a loro alcune mie poesie; dove i pensavo alla loro nobiltà, proposi di procedere all'invio e di fare una nuova poesia la quale accompagnata da testi già prodotti così da soddisfare le loro supplich facendo modo di andarle in contro.E scrissi allora una poesia a sonetto la quale narra del mio stato e la mandai a loro con il sonetto precedente e con un'altro che comincia: Venite a Intender. Il sonetto che feci appositamente per qualla occasione cominciava: Oltre La Spera; il quale è cpmposto da 5 parti. Nella prima parte dico dove va il mio pensiero, designandolo attraverso il riferimento a uno dei suoi affetti. Nella seconda parte dico per quale ragione e per quale aiuto, cioè chi lo fa così andare. Nella terza parte della poesia scrivo quello che vidi, cioè una donna onorata la sù; e lo chiamai allora " spirito pellegrino", in quanto va lassù e in puro spirite, e vi stà lassù in cielo così come un pellegrino che è fuori dalla sua patria. Nella quarta dico come il pensiero veda Beatrice tale, cioè in tali qualità che io non posso capirlo, il che equivale a dire che il mio pensiero si innalza a tal punto nella altezza di costei, che le mie facoltà razionali non possono capire; dato che il nostro intelletto si rapporta a quelle anime benedette così come l'occhio debole al sole; e ciò dice Aristotele nel secondo libro della metafisica. Nella quinta parte dico che, benchè io non possa intendere la dove il pensiero mi attira verso la meravigliosa perfezioen di lei, almeno io intendo questo e che tutto questo è rivolto alla mia donna perchè io sento molto spesso il suo nome nel mio pensiero: e nella fine di questa quinta parte dico:" Donne a me care", e da ad intendere che sono done quelle di cui parlo. La seconda parte comincia così; " Intelligenza nuova", La terza" quand'elli è giunto; la quarta:" vedela tal"; la quinta:" so io che parlo". Si potrebbe ancora suddividere in modo più sottile e per farla capire in modo più profondo, ma si può lasciar stare con questa suddiviosione, e perciò non mi affatico a suddividerla ulteriormente. Dopo questo sonetto mi apparve una meravigliosa visione, nella quale io vidi cose she mi fecero decidere di non dire più niente riguardo a Beatrice fino a quando io potessi parlare di lei più apertamente. E per arrivare a questo risultato io mi do da fare per quasto passo ad ella per quello che sono. Così che sarà la volontà di colui per il quale vivono tutti gli esseri, che la mia vita duri per tanti anni che questo sia l'annuncio prima della commedia. E poi ha voglia colui che è re delle virtù che la mia anima se ne possa andare a vedere il trionfo beato della suo donna, cioè di Beatrice, la quale è lei gloriosamente è concentrata su colui che è benedetto per tutti i secoli cioè Dio.
Il sospiro, il pensiero che esce dal mio cuore olrepassa la sfera celeste che ruota con moto più largo: una capacità di comprendere straordinaria che l'Amore, malgrado pianga la morte di Beatrice, mette in lui, lo eleva verso l'alto.
Quando il sospiro (ossia il pensiero di dante) è giunto la dove desidera, vede una donna che riceve onore da tutti i beati, e la luce della grazia illuminante di Dio a tal punto che lo spirito (uscito dal mondo), osserva stupefatto per lo splendore che emana.
Il mio pensiero vede beatrice tale che, allorché, ritornato presso di me, la vede (beatrice) così perfetta che quando me lo riferisce, io non lo capisco, parla difficile al mio cuore sofferente, a tal punto di spingerlo a parlare. ( questo significa che lo splendore di Beatrice è tale che la sua descrizione supera le facoltà di comprensione umana).
Io lo so che parla di quella donna gentile (nobile), per il fatto che spesso ricordo Beatrice, cosicché io lo capisco bene,in modo chiaro, care mie donne. (care mie donne è riferito alle donne "gentili" alle quali Dante dedica il sonetto)
note: Nella poesia sorge il termine LUCE che (in questo caso), può assumere 2 significati: 1- luce fisica 2 luce della grazia, luce di Dio (Dio creò la luce).
ricordo che Dio ai tempi di dante era visto come un motore immobile che risiedeva fuori dai cieli, assieme alla Madonna e Cristo. (cieli: dove vivono gli angeli).
Dante poi distribuirà il concetto di "Paradiso" in tutti i cieli, e mano a mano che si sale si troveranno anime sempre più beate: Beatrice viene collocata da lui all'ultimo cielo.
LA CONCLUSIONE DELL'OPERA(PAG 119-121) quella corretta. Due nobili donne mi mandarono a pregare che io mandassi a loro alcune mie poesie; perciò pensando alla loro nobiltà, proposi di procedere all'invio e di fare una nuova poesia la quale fosse accompagnata da testi già prodotti così da soddisfare le loro suppliche e facendo in modo di andare loro incontro. E scrissi allora una nuova poesia a sonetto la quale narra del mio stato e la mandai a loro con il sonetto precedente e con un'altro che cominciava "venite a intender". Il sonetto che feci appositamente per quella occasione cominciava " oltre la spera"; il quale è composto da cinque parti. Nella prima parte dico dove va il mio pensiero, designadolo attraverso il riferimento a uno dei suoi effetti. Nella seconda parte dico per quale ragione vada e per quale grazia, cioè chi lo fa così andare. Nella terza parte della poesia scrivo quello che vidi, cioè una donna a cui lassù venivano tributati onori; e lo chiamai allora " spirito pellegrino", in quanto va lassù e in puro spirito, e vi stà lassù in cielo cosi come un pellegrino che è fuori dalla sua patria. nella quarta dico come il pensiero veda beatrice tale, cioè in tali qualità che io non posso capirlo, il che equivale a dire che il mio pensiero si innalza al tal punto nella altezza di costei, che le mie facoltà razionali non possono capire; dato che il nostro intelletto si rapporta a quelle anime benedette così come l'occhio debole al sole; e ciò che Aristotele dice nel secondo libro della Metafisica. Nella quinta parte dico che, benchè io non possa intendere la dove il pensiero mi attira verso la meravigliosa perfezione di lei, almeno io intendo questo e che tutti il mio pensiero è rivolto alla mia donna perchè io sento molto spesso il suo nome dentro di me: e nella fine di questa quinta parte dico:" donne a me care", e da intendere che sono donne quelle di cui parlo. la seconda parte comincia così;" Intelligenza nuova", la terza parte:"quand'elli è giunto"; la quarta:" vedela tal"; la quinta:" so io che parlo". Si potrebbe ancora suddividere in modo più sottile e per farla capire in modo più profondo, ma si può lasciar stare con questa suddivisione, e perciò non mi affatico a suddividerla ulteriormente. Dopo questo sonetto mi apparve una meravigliosa visione, nella quale io vidi cose che mi fecero decidere di non dire poiù nulla riguardo a Beatrice fino a quando io potessi parlare di lei apertamente. E per arrivare a questo risultato io mi do da fare per quanto posso così come lei sa per vero. Così che sarà la volontà di colui per il quale tutti gli esseri vivono, che la mia vita duri per tanti anni che io possa dire lei quello che non ho detto di nessuna donna. E poi ha voglia colui che è re delle virtù che la mia anima se ne possa andare a vedere il trionfo beato della sua donna, cioè di Beatrice, la quale gloriosamente è concentrara su colui che è benedetto per tutti i secoli cioè Dio.
Nel canto II dell’Inferno Dante inizia a nutrire un dubbio riguardo il suo cammino. Dante ha paura di non riuscire a ricordarsi tutto quello che vedrà in questo viaggio,così chiede aiuto alle Muse affinché lo aiutino a ricordare;si rivolge a Virgilio (ora che inizia la discesa nell’inferno)chiedendogli se sarà in grado di affrontare tutte le difficoltà che troveranno durante il viaggio. Il poeta poi ricorda altre persone che hanno avuto la medesima esperienza: Enea e San Paolo. Dante non si sente degno di compiere questo viaggio, non si paragona né a Enea né a S. Paolo e chiede a Virgilio di comprenderlo e si pente della sua accettazione troppo affrettata. Virgilio risponde a Dante spiegandoli perché venne da lui: Virgilio si trovava nel Limbo quando gli apparve una donna bella e santa che le fece provare il desiderio di obbedirle, ella parla a Virgilio con una voce soave dicendoli che l’amore suo si trovava smarrito in una spiaggia deserta e temeva di essersi mossa in suo soccorso troppo tardi e chiede gentilmente a Virgilio di aiutarlo così che lei abbia consolazione; infine ella dice a Virgilio di andare e di ricordarsi che colei che lo fa andare in soccorso si chiama Beatrice. Virgilio è entusiasta dell’ordine datogli da Beatrice e le chiede come mai ella non ha temuto di scendere sulla Terra, Beatrice gli risponde dicendo che non aveva paura dell’inferno e che,essendo un angelo non le dolevano le fiamme dell’inferno, ma dice che vi è una donna in cielo che si addolora dell’incarico che Beatrice ha ora consegnato a Virgilio. Così ella chiamò in aiuto S. Lucia e le affidò la cura di Dante. S. Lucia giunse nel luogo dove risiedevano Beatrice insieme a Rachele e disse a Beatrice di soccorrere colui che la amata fino ad elevarsi dalla schiera degli uomini comuni. Virgilio quindi finì il discorso dicendo che,con le lacrime agli occhi dopo la storia di Beatrice partì immediatamente alla ricerca di Dante e che portò via dal cospetto dell’animale(la lonza) che lo stava ostacolando. Virgilio allora chiede a Dante perché mai gli venissero meno coraggio e sicurezza dopo aver saputo che ben tre donne si prendevano cura di lui. Rinfrancato da quelle parole, Dante ringrazia Beatrice e Virgilio e si dichiara pronto a seguirlo nel suo difficile viaggio.
Canto II dell’ Inferno (Divina Commedia) QUELLA CORRETTA!!!!!! XD
LORENZO GIUNTINI
Nel canto II dell’Inferno Dante inizia a nutrire un dubbio riguardo il suo cammino. Dante ha paura di non riuscire a ricordarsi tutto quello che vedrà in questo viaggio,così chiede aiuto alle Muse affinché lo aiutino a ricordare;si rivolge a Virgilio (ora che inizia la discesa nell’inferno)chiedendogli se sarà in grado di affrontare tutte le difficoltà che troveranno durante il viaggio. Il poeta poi ricorda altre persone che hanno avuto la medesima esperienza: Enea e San Paolo. Dante non si sente degno di compiere questo viaggio, non si paragona né a Enea né a S. Paolo e chiede a Virgilio di comprenderlo e si pente della sua accettazione troppo affrettata. Virgilio risponde a Dante spiegandogli perché venne da lui: Virgilio si trovava nel Limbo quando gli apparve una donna bella e santa che gli fece provare il desiderio di obbedirle, ella parlò a Virgilio con una voce soave dicendogli che l’amore suo si trovava smarrito in un luogo deserto, temeva di essersi mossa in suo soccorso troppo tardi e chiese gentilmente a Virgilio di aiutarlo così che lei trovi consolazione; infine ella disse a Virgilio di proseguire e di ricordarsi che colei che lo fa andare in soccorso si chiama Beatrice. Virgilio è entusiasta dell’ordine datogli da Beatrice e le chiede come mai ella non ha temuto di scendere sulla Terra, Beatrice gli risponde dicendo che non aveva paura dell’inferno e che,essendo un angelo, non le dolevano le fiamme dell’inferno, ma dice che vi è una donna in cielo che si addolora dell’incarico che Beatrice ha ora consegnato a Virgilio. Così ella chiamò in aiuto S. Lucia e le affidò la cura di Dante. S. Lucia giunse nel luogo dove risiedevano Beatrice insieme a Rachele e disse a Beatrice di soccorrere colui che l’ha amata fino ad elevarsi dalla schiera degli uomini comuni. Virgilio quindi finì il discorso dicendo che,con le lacrime agli occhi dopo la storia di Beatrice partì immediatamente alla ricerca di Dante e che lo portò via dal cospetto dell’animale(la lonza) che lo stava ostacolando. Virgilio allora chiede a Dante perché mai gli venissero meno coraggio e sicurezza dopo aver saputo che ben tre donne si prendevano cura di lui. Rinfrancato da quelle parole, Dante ringrazia Beatrice e Virgilio e si dichiara pronto a seguirlo nel suo difficile viaggio.
FINALMENTE! QUESTA è LA VERSIONE GIUSTA! CE L'HO FATTA :) CHIEDO SCUSA A TUTTI!
ANALISI SEMANTICA della poesia “Tanto gentile e tanto onesta pare”
All'interno della poesia, come prima cosa, troviamo per tre volte la parola “par”, che nel primo verso viene usato come “appare”, nella seconda quartina prende il significate di “sembra” ed infine, nel dodicesimo verso prende entrambi i significati (appare=è, mentre sembra=non è). Nel verso “Tanto gentile e tanto onesta pare” troviamo due parole molto importanti per quell'epoca; “gentile” sta a significare “nobile”. Questo si rifà allo stilnovismo; gli stilnovisti consideravano la “nobiltà” come “nobiltà d'animo” e non come nobiltà di sangue. L'altra parola chiave è “onesta”, che sta a significare “fedele”. Al secondo verso della seconda quartina vi è un'altra espressione molto significativa: “d'umiltà d'animo” che letteralmente significa “vestita di umiltà”, “umile”. Per Dante è importante che una donna, la “sua” donna, sia umile, in quanto in questo periodo l'umiltà era una dote importante, soprattutto per la Chiesa, la quale riteneva l'orgoglio un peccato. All'ottavo verso abbiamo “a miracol mostrare”: espressione che può essere capita in due modi ben diversi: potremmo pensare che “agli occhi di lui (Dante), lei (Beatrice) è come un miracolo”; oppure potremmo pensare che “Beatrice è una bellissima donna che fa i miracoli”. Al primo verso della terzina abbiamo “sì” che è l'abbreviazione di “così”. Un altra cosa molto importante è la parola “dolcezza”, al decimo verso. Con questa parola Dante ci vuol far capire che egli prova una sensazione cosi dolce, che solo chi ha avuto l'esperienza di incontrarla prova una certa emozione. Al primo verso della seconda terzina vi è l'espressione “la sua labbia” che significa “il suo volto” il quale emanava una forza (“spirito”) così dolce (“soave”) alla sua anima tanto da sussurrarle.
[…] Amore, che rapidamente fa presa su un cuore nobile, si impadronì di Paolo per la mia bellezza fisica, bellezza che mi fu tolta quando venni uccisa; e il modo in cui fui uccisa ancora oggi mi offende. Amore, che non permette che chi è amato non ami a sua volta, mi fece innamorare della bellezza di Paolo, che, come ben puoi vedere ancora mi lega a lui. L'amore ci portò a morire insieme: colui che ci ha tolto la vita è attesa nella Caina.” Queste parole ci vennero dette da loro. Udite quelle anime travagliate, abbassai io sguardo, e lo tenne abbassato tanto a lungo, che alla fine Virgilio mi chiese: “A cosa pensi?” Risposi: “Ohimè, quanti pensieri amorosi, quanto desiderio condusse loro a peccare!” Poi, rivolto a loro, parlai, e dissi: “Francesca, le tue sofferenze mi rendono triste e pietoso. Però dimmi: al tempo dei dolci sospiri, perchè e come l'amore consentì che la passione si rivelasse?” E Francesca rispose: “Nulla mi addolora maggiormente che ripensare ai momenti di gioia quando si è nel dolore; e di ciò è consapevole il tuo maestro, ma se sei così curioso, te lo dirò piangendo. Noi leggevamo un giorno, per svago, la storia di Lancillotto e dell'amore che d'impadronì di lui : eravamo solo e non avevamo nulla da temere. Più volte quella lettura fece incontrare i nostri sguardi , e ci fece impallidire; ma solo un passo ad avere la meglio sulla nostra resistenza. Quando leggemmo come la bocca desiderata di Ginevra fu baciata da un così nobile innamorato, Paolo, che mai sarà separato da me, mi baciò, trepidamente, la bocca. Galeotto fu il libro e chi lo scrisse: quel giorno proseguimmo oltre nella sua lettura”. Mentre una delle due anime diceva queste cose, l'altra piangeva, così che per la compassione perdetti i sensi e cassi a terra come cade un corpo morto.
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RispondiEliminaLA LODE DI BEATRICE
RispondiEliminaQuesta donna nobile, si è parlato di lei nei precedenti testi,giunse a essere ammirata a tal punto dalla gente,che quando passava per strada, le persone correvano a vederla,per cui provavo una meravigliosa gioia.Quando ella andava da qualcuno,molte virtu nobilitanti giungevano nel cuore di quello, che non osava sollevare gli occhi,ne ricambiare il suo saluto;e per questo molti,avedone fatta esperienza personale,mi potrebbero testimoniare a chi non lo crede.Ella procedeva concentrata in un sentimento di umilta,nessun vanto di cio che vedeva e udiva.Molti dicevano, dopo il suo passaggio:questa non è una donna, ma un angelo del cielo. E altri dicevano:Questa è una meraviglia, benedetta dal signore, che sa compiere tali miracoli. Ella si mostrava mostrava cosi nobile e cosi piena di bellezze, che quelli che la vedono sentono una senzazione onesta e soave, tale che non la sapevano esprimere;non vi era nessuno il quale la potesse vedere,che non fosse costretto a sospirare dal primo momento. Questi mirabili effetti la precedevano per forza di virtu:quindi pensando a cio,volendo riprendere il modello poetico della lode di lei , proposi di dire parole , nelle quali riuscissi ad esprimere i suoi mirabili ed eccellenti prodotti effetti;per cio non solamente coloro che la potevano vedere, ma gli altri sappiano di lei quel poco che le parole ne possono far capire.allora scrissi questo sonetto, il quale comincia: TANTO GENTILE.
seconda parte
RispondiEliminaSonetto
Questo sonetto è facile da intendere,grazie a quello che è stato narrato prima,che non ha bisogno di spiegazione, e pero finendo, dico che questa donna aveva tanta grazia, che non onorava e laudava solamente lei, ma tutto il genere femminile.
Il primo incontro con Beatrice
RispondiEliminaDi Dante Alighieri tratto da Vita Nuova
Dante racconta del suo primo incontro con Beatrice quando aveva nove anni.
Sono passati nove anni da quando sono nato, quando si mostrò ai miei occhi per la prima volta l’amore che fu chiamata con il nome Beatrice anche dagli altri che non la conoscevano per nome. Durante la sua vita erano trascorsi otto anni da quando mi aveva incontrato e ci rincontrammo alla fine del nono anno. Era vestita di rosso scuro,semplice e nobile e una cintola ornata per la sua giovane età. In quel momento il mio spirito di vita, che sta nel cuore, iniziò a vibrare molto forte che si sentiva nelle vene dei polsi; e tremando pronunciò queste parole:”ecco un Dio più forte di me, che mi dominerà con le sue parole”. A quel punto l’anima sensitiva , che ha sede nel cervello e che organizza i vari stimoli, si sorprese molto e rivolgendosi agli spiriti della vista disse:” Ecco che è apparsa la vostra felicità”. A quel punto lo spirito naturale che ha come compito le funzioni di nutrimento,di digestione e sta nello stomaco e nel fegato,cominciò a piangere e disse piangendo:”povero me, da ora in poi non mangerò più”. Da allora l’amore si impadronì della mia anima,la quale fu da lui (amore) sposata,e (amore) iniziò ad esercitare su di me tanta sicurezza di sé e tanto potere grazie alla forza che gli dava la mia immaginazione,che ero costretto a compiere i suoi desideri senza fine. Lo spirito mi ordinava che mi dessi da fare per incontrare quella donna giovane;senza la mia fanciullezza molte volte sono andato a cercarla, e la vedevo così nobile e ammirata, come poteva dire di lei Omero:”lei non sembrava figlia di un uomo mortale, ma di un Dio”. Benché la sua immagine era fissa dentro di me, incoraggiava l’amore a rimanere in me,tuttavia (Beatrice) era così nobile, che non permise mai che l’amore mi guidasse senza il consiglio della ragione, dove il consiglio fosse stato utile. E dato che insistere sulle passione e sulle azioni di un’età così giovane sembra di parlare in un modo impreciso e tralasciando molte cose, scriverò le poesie che ci riguardano del periodo più recente che ho.
COMMENTO:Dante riprende una tematica di Cavalcanti e conduce un dialogo con gli spiriti del suo corpo. Lo spirito animale, che sono le capacità della vita, gioisce, gli spiriti dei sensi portano percezioni. Mentre l’unico che si lamenta è lo spirito naturale perché sa che Dante da quando si è innamorato avrà lo stomaco contratto dalla paura.
La poesia si basa sul numero 9 perché è a questa età che Dante conobbe Beatrice ,sono importanti anche i multipli come ad esempio il numero 3 che è quello della santissima trinità (Padre,Figlio e Spirito Santo).
Ilenia Bagnoli
ANALISI SEMANTICA
RispondiEliminadella poesia
“Tanto gentile e tanto onesta pare”
Nel primo verso della poesia, “pare” significa “appare”;
Con la parola “gentile” si intende “nobile”, mentre “onesta” significa “pura” o “verginità”, che non può essere vero perché sia Beatrice che Dante erano sposati;
Al secondo verso della seconda quartina troviamo “umiltà vestuta”, letteralmente “vestita di umiltà”, umile; in questo periodo la chiesa considera l'umiltà una dote importante, al contrario dell'orgoglio che era un peccato;
“Par” in questo caso non vuol dire appare ma “sembra”;
L'espressione “A miracol mostrare” può essere capita in due modi diversi. Potrebbe significare che “agli occhi di lui (Dante), lei (Beatrice) è come un miracolo; oppure potremmo pensare che “Beatrice faccia i miracoli”;
“Sì” è l'abbreviazione di “così”;
Dante con la parola “dolcezza” ci vuole far capire che è cosi dolce che solo chi ha avuto l'esperienza di incontrarla e provare certe emozione, può capire;
Con l'espressione “la sua labbia” viene indicato “il suo volto”;
Al secondo verso dell'ultima terzina troviamo “un spirito soave”: “spirito” sta a significare “una forza”, mentre “soave” sta a significare “dolce”.
BIMBI NON GUARDATE LA PRIMA ANALISI SEMANTICA PERCHè IL PROF MI HA DETTO DI RIFARLA! SPERO CHE QUESTA VADA BENE! SCUSATE!!
RispondiEliminaANALISI SEMANTICA
della poesia
“Tanto gentile e tanto onesta pare”
All'interno della poesia, come prima cosa, troviamo per tre volte la parola “par” con tre significati diversi: nel primo verso viene usato come “pare”, nel settimo verso viene usato come “appare” mentre nel dodicesimo verso vuole dire “evidente”. Nel verso “Tanto gentile e tanto onesta pare” troviamo due parole molto importanti per quell'epoca; “gentile” sta a significare “nobile”. Questo si rifà allo stilnovismo; gli stilnovisti consideravano la “nobiltà” come “nobiltà d'animo” e non come nobiltà di sangue. L'altra parola chiave è “onesta”, che sta a significare “fedele”. Al secondo verso della seconda quartina vi è un'altra espressione molto significativa: “d'umiltà d'animo” che letteralmente significa “vestita di umiltà”, “umile”. Per Dante è importante che una donna, la “sua” donna, sia umile, in quanto in questo periodo l'umiltà era una dote importante, soprattutto per la Chiesa, la quale riteneva l'orgoglio un peccato. All'ottavo verso abbiamo “a miracol mostrare”: espressione che può essere capita in due modi ben diversi: potremmo pensare che “agli occhi di lui (Dante), lei (Beatrice) è come un miracolo”; oppure potremmo pensare che “Beatrice è una bellissima donna che fa i miracoli”. Al primo verso della terzina abbiamo “sì” che è l'abbreviazione di “così”. Un altra cosa molto importante è la parola “dolcezza”, al decimo verso. Con questa parola Dante ci vuol far capire che egli prova una sensazione cosi dolce, che solo chi ha avuto l'esperienza di incontrarla prova una certa emozione. Al primo verso della seconda terzina vi è l'espressione “la sua labbia” che significa “il suo volto” il quale emanava una forza (“spirito”) così dolce (“soave”) alla sua anima tanto da sussurrarle.
LA CONCLUSIONE DELL'OPERA (PAG 119-121)
RispondiEliminaLUCA CASTELLINI
Due nobili donne mi mandarono a pregare che io mandassi a loro alcune mie poesie; dove i pensavo alla loro nobiltà, proposi di procedere all'invio e di fare una nuova poesia la quale accompagnata da testi già prodotti così da soddisfare le loro supplich facendo modo di andarle in contro.E scrissi allora una poesia a sonetto la quale narra del mio stato e la mandai a loro con il sonetto precedente e con un'altro che comincia: Venite a Intender. Il sonetto che feci appositamente per qualla occasione cominciava: Oltre La Spera; il quale è cpmposto da 5 parti. Nella prima parte dico dove va il mio pensiero, designandolo attraverso il riferimento a uno dei suoi affetti. Nella seconda parte dico per quale ragione e per quale aiuto, cioè chi lo fa così andare. Nella terza parte della poesia scrivo quello che vidi, cioè una donna onorata la sù; e lo chiamai allora " spirito pellegrino", in quanto va lassù e in puro spirite, e vi stà lassù in cielo così come un pellegrino che è fuori dalla sua patria. Nella quarta dico come il pensiero veda Beatrice tale, cioè in tali qualità che io non posso capirlo, il che equivale a dire che il mio pensiero si innalza a tal punto nella altezza di costei, che le mie facoltà razionali non possono capire; dato che il nostro intelletto si rapporta a quelle anime benedette così come l'occhio debole al sole; e ciò dice Aristotele nel secondo libro della metafisica. Nella quinta parte dico che, benchè io non possa intendere la dove il pensiero mi attira verso la meravigliosa perfezioen di lei, almeno io intendo questo e che tutto questo è rivolto alla mia donna perchè io sento molto spesso il suo nome nel mio pensiero: e nella fine di questa quinta parte dico:" Donne a me care", e da ad intendere che sono done quelle di cui parlo. La seconda parte comincia così; " Intelligenza nuova", La terza" quand'elli è giunto; la quarta:" vedela tal"; la quinta:" so io che parlo". Si potrebbe ancora suddividere in modo più sottile e per farla capire in modo più profondo, ma si può lasciar stare con questa suddiviosione, e perciò non mi affatico a suddividerla ulteriormente. Dopo questo sonetto mi apparve una meravigliosa visione, nella quale io vidi cose she mi fecero decidere di non dire più niente riguardo a Beatrice fino a quando io potessi parlare di lei più apertamente. E per arrivare a questo risultato io mi do da fare per quasto passo ad ella per quello che sono. Così che sarà la volontà di colui per il quale vivono tutti gli esseri, che la mia vita duri per tanti anni che questo sia l'annuncio prima della commedia. E poi ha voglia colui che è re delle virtù che la mia anima se ne possa andare a vedere il trionfo beato della suo donna, cioè di Beatrice, la quale è lei gloriosamente è concentrata su colui che è benedetto per tutti i secoli cioè Dio.
LA CONCLUSIONE DELL'OPERA (poesia pag 120)
RispondiEliminaIl sospiro, il pensiero che esce dal mio cuore
olrepassa la sfera celeste che ruota con moto più largo:
una capacità di comprendere straordinaria che l'Amore,
malgrado pianga la morte di Beatrice, mette in lui, lo eleva verso l'alto.
Quando il sospiro (ossia il pensiero di dante) è giunto la dove desidera,
vede una donna che riceve onore da tutti i beati,
e la luce della grazia illuminante di Dio a tal punto che lo spirito (uscito dal mondo),
osserva stupefatto per lo splendore che emana.
Il mio pensiero vede beatrice tale che, allorché, ritornato presso di me,
la vede (beatrice) così perfetta che quando me lo riferisce,
io non lo capisco, parla difficile al mio cuore sofferente,
a tal punto di spingerlo a parlare.
( questo significa che lo splendore di Beatrice è tale che la sua descrizione supera le facoltà di comprensione umana).
Io lo so che parla di quella donna gentile (nobile),
per il fatto che spesso ricordo Beatrice,
cosicché io lo capisco bene,in modo chiaro, care mie donne.
(care mie donne è riferito alle donne "gentili" alle quali Dante dedica il sonetto)
note: Nella poesia sorge il termine LUCE che (in questo caso), può assumere 2 significati:
1- luce fisica
2 luce della grazia, luce di Dio (Dio creò la luce).
ricordo che Dio ai tempi di dante era visto come un motore immobile che risiedeva fuori dai cieli, assieme alla Madonna e Cristo. (cieli: dove vivono gli angeli).
Dante poi distribuirà il concetto di "Paradiso" in tutti i cieli, e mano a mano che si sale si troveranno anime sempre più beate: Beatrice viene collocata da lui all'ultimo cielo.
LA CONCLUSIONE DELL'OPERA(PAG 119-121)
RispondiEliminaquella corretta.
Due nobili donne mi mandarono a pregare che io mandassi a loro alcune mie poesie; perciò pensando alla loro nobiltà, proposi di procedere all'invio e di fare una nuova poesia la quale fosse accompagnata da testi già prodotti così da soddisfare le loro suppliche e facendo in modo di andare loro incontro. E scrissi allora una nuova poesia a sonetto la quale narra del mio stato e la mandai a loro con il sonetto precedente e con un'altro che cominciava "venite a intender". Il sonetto che feci appositamente per quella occasione cominciava " oltre la spera"; il quale è composto da cinque parti. Nella prima parte dico dove va il mio pensiero, designadolo attraverso il riferimento a uno dei suoi effetti. Nella seconda parte dico per quale ragione vada e per quale grazia, cioè chi lo fa così andare. Nella terza parte della poesia scrivo quello che vidi, cioè una donna a cui lassù venivano tributati onori; e lo chiamai allora " spirito pellegrino", in quanto va lassù e in puro spirito, e vi stà lassù in cielo cosi come un pellegrino che è fuori dalla sua patria. nella quarta dico come il pensiero veda beatrice tale, cioè in tali qualità che io non posso capirlo, il che equivale a dire che il mio pensiero si innalza al tal punto nella altezza di costei, che le mie facoltà razionali non possono capire; dato che il nostro intelletto si rapporta a quelle anime benedette così come l'occhio debole al sole; e ciò che Aristotele dice nel secondo libro della Metafisica. Nella quinta parte dico che, benchè io non possa intendere la dove il pensiero mi attira verso la meravigliosa perfezione di lei, almeno io intendo questo e che tutti il mio pensiero è rivolto alla mia donna perchè io sento molto spesso il suo nome dentro di me: e nella fine di questa quinta parte dico:" donne a me care", e da intendere che sono donne quelle di cui parlo. la seconda parte comincia così;" Intelligenza nuova", la terza parte:"quand'elli è giunto"; la quarta:" vedela tal"; la quinta:" so io che parlo". Si potrebbe ancora suddividere in modo più sottile e per farla capire in modo più profondo, ma si può lasciar stare con questa suddivisione, e perciò non mi affatico a suddividerla ulteriormente. Dopo questo sonetto mi apparve una meravigliosa visione, nella quale io vidi cose che mi fecero decidere di non dire poiù nulla riguardo a Beatrice fino a quando io potessi parlare di lei apertamente. E per arrivare a questo risultato io mi do da fare per quanto posso così come lei sa per vero. Così che sarà la volontà di colui per il quale tutti gli esseri vivono, che la mia vita duri per tanti anni che io possa dire lei quello che non ho detto di nessuna donna. E poi ha voglia colui che è re delle virtù che la mia anima se ne possa andare a vedere il trionfo beato della sua donna, cioè di Beatrice, la quale gloriosamente è concentrara su colui che è benedetto per tutti i secoli cioè Dio.
Canto II dell’ Inferno (Divina Commedia)
RispondiEliminaLORENZO GIUNTINI
Nel canto II dell’Inferno Dante inizia a nutrire un dubbio riguardo il suo cammino.
Dante ha paura di non riuscire a ricordarsi tutto quello che vedrà in questo viaggio,così chiede aiuto alle Muse affinché lo aiutino a ricordare;si rivolge a Virgilio (ora che inizia la discesa nell’inferno)chiedendogli se sarà in grado di affrontare tutte le difficoltà che troveranno durante il viaggio. Il poeta poi ricorda altre persone che hanno avuto la medesima esperienza: Enea e San Paolo. Dante non si sente degno di compiere questo viaggio, non si paragona né a Enea né a S. Paolo e chiede a Virgilio di comprenderlo e si pente della sua accettazione troppo affrettata. Virgilio risponde a Dante spiegandoli perché venne da lui: Virgilio si trovava nel Limbo quando gli apparve una donna bella e santa che le fece provare il desiderio di obbedirle, ella parla a Virgilio con una voce soave dicendoli che l’amore suo si trovava smarrito in una spiaggia deserta e temeva di essersi mossa in suo soccorso troppo tardi e chiede gentilmente a Virgilio di aiutarlo così che lei abbia consolazione; infine ella dice a Virgilio di andare e di ricordarsi che colei che lo fa andare in soccorso si chiama Beatrice. Virgilio è entusiasta dell’ordine datogli da Beatrice e le chiede come mai ella non ha temuto di scendere sulla Terra, Beatrice gli risponde dicendo che non aveva paura dell’inferno e che,essendo un angelo non le dolevano le fiamme dell’inferno, ma dice che vi è una donna in cielo che si addolora dell’incarico che Beatrice ha ora consegnato a Virgilio. Così ella chiamò in aiuto S. Lucia e le affidò la cura di Dante. S. Lucia giunse nel luogo dove risiedevano Beatrice insieme a Rachele e disse a Beatrice di soccorrere colui che la amata fino ad elevarsi dalla schiera degli uomini comuni.
Virgilio quindi finì il discorso dicendo che,con le lacrime agli occhi dopo la storia di Beatrice partì immediatamente alla ricerca di Dante e che portò via dal cospetto dell’animale(la lonza) che lo stava ostacolando. Virgilio allora chiede a Dante perché mai gli venissero meno coraggio e sicurezza dopo aver saputo che ben tre donne si prendevano cura di lui.
Rinfrancato da quelle parole, Dante ringrazia Beatrice e Virgilio e si dichiara pronto a seguirlo nel suo difficile viaggio.
Canto II dell’ Inferno (Divina Commedia)
RispondiEliminaQUELLA CORRETTA!!!!!! XD
LORENZO GIUNTINI
Nel canto II dell’Inferno Dante inizia a nutrire un dubbio riguardo il suo cammino.
Dante ha paura di non riuscire a ricordarsi tutto quello che vedrà in questo viaggio,così chiede aiuto alle Muse affinché lo aiutino a ricordare;si rivolge a Virgilio (ora che inizia la discesa nell’inferno)chiedendogli se sarà in grado di affrontare tutte le difficoltà che troveranno durante il viaggio. Il poeta poi ricorda altre persone che hanno avuto la medesima esperienza: Enea e San Paolo. Dante non si sente degno di compiere questo viaggio, non si paragona né a Enea né a S. Paolo e chiede a Virgilio di comprenderlo e si pente della sua accettazione troppo affrettata. Virgilio risponde a Dante spiegandogli perché venne da lui: Virgilio si trovava nel Limbo quando gli apparve una donna bella e santa che gli fece provare il desiderio di obbedirle, ella parlò a Virgilio con una voce soave dicendogli che l’amore suo si trovava smarrito in un luogo deserto, temeva di essersi mossa in suo soccorso troppo tardi e chiese gentilmente a Virgilio di aiutarlo così che lei trovi consolazione; infine ella disse a Virgilio di proseguire e di ricordarsi che colei che lo fa andare in soccorso si chiama Beatrice. Virgilio è entusiasta dell’ordine datogli da Beatrice e le chiede come mai ella non ha temuto di scendere sulla Terra, Beatrice gli risponde dicendo che non aveva paura dell’inferno e che,essendo un angelo, non le dolevano le fiamme dell’inferno, ma dice che vi è una donna in cielo che si addolora dell’incarico che Beatrice ha ora consegnato a Virgilio. Così ella chiamò in aiuto S. Lucia e le affidò la cura di Dante. S. Lucia giunse nel luogo dove risiedevano Beatrice insieme a Rachele e disse a Beatrice di soccorrere colui che l’ha amata fino ad elevarsi dalla schiera degli uomini comuni.
Virgilio quindi finì il discorso dicendo che,con le lacrime agli occhi dopo la storia di Beatrice partì immediatamente alla ricerca di Dante e che lo portò via dal cospetto dell’animale(la lonza) che lo stava ostacolando. Virgilio allora chiede a Dante perché mai gli venissero meno coraggio e sicurezza dopo aver saputo che ben tre donne si prendevano cura di lui.
Rinfrancato da quelle parole, Dante ringrazia Beatrice e Virgilio e si dichiara pronto a seguirlo nel suo difficile viaggio.
FINALMENTE! QUESTA è LA VERSIONE GIUSTA! CE L'HO FATTA :) CHIEDO SCUSA A TUTTI!
RispondiEliminaANALISI SEMANTICA
della poesia
“Tanto gentile e tanto onesta pare”
All'interno della poesia, come prima cosa, troviamo per tre volte la parola “par”, che nel primo verso viene usato come “appare”, nella seconda quartina prende il significate di “sembra” ed infine, nel dodicesimo verso prende entrambi i significati (appare=è, mentre sembra=non è). Nel verso “Tanto gentile e tanto onesta pare” troviamo due parole molto importanti per quell'epoca; “gentile” sta a significare “nobile”. Questo si rifà allo stilnovismo; gli stilnovisti consideravano la “nobiltà” come “nobiltà d'animo” e non come nobiltà di sangue. L'altra parola chiave è “onesta”, che sta a significare “fedele”. Al secondo verso della seconda quartina vi è un'altra espressione molto significativa: “d'umiltà d'animo” che letteralmente significa “vestita di umiltà”, “umile”. Per Dante è importante che una donna, la “sua” donna, sia umile, in quanto in questo periodo l'umiltà era una dote importante, soprattutto per la Chiesa, la quale riteneva l'orgoglio un peccato. All'ottavo verso abbiamo “a miracol mostrare”: espressione che può essere capita in due modi ben diversi: potremmo pensare che “agli occhi di lui (Dante), lei (Beatrice) è come un miracolo”; oppure potremmo pensare che “Beatrice è una bellissima donna che fa i miracoli”. Al primo verso della terzina abbiamo “sì” che è l'abbreviazione di “così”. Un altra cosa molto importante è la parola “dolcezza”, al decimo verso. Con questa parola Dante ci vuol far capire che egli prova una sensazione cosi dolce, che solo chi ha avuto l'esperienza di incontrarla prova una certa emozione. Al primo verso della seconda terzina vi è l'espressione “la sua labbia” che significa “il suo volto” il quale emanava una forza (“spirito”) così dolce (“soave”) alla sua anima tanto da sussurrarle.
PARAFRASI V CANTO DELL'INFERNO
RispondiElimina99-142 (versi)
[…] Amore, che rapidamente fa presa su un cuore nobile, si impadronì di Paolo per la mia bellezza fisica, bellezza che mi fu tolta quando venni uccisa; e il modo in cui fui uccisa ancora oggi mi offende. Amore, che non permette che chi è amato non ami a sua volta, mi fece innamorare della bellezza di Paolo, che, come ben puoi vedere ancora mi lega a lui. L'amore ci portò a morire insieme: colui che ci ha tolto la vita è attesa nella Caina.” Queste parole ci vennero dette da loro. Udite quelle anime travagliate, abbassai io sguardo, e lo tenne abbassato tanto a lungo, che alla fine Virgilio mi chiese: “A cosa pensi?” Risposi: “Ohimè, quanti pensieri amorosi, quanto desiderio condusse loro a peccare!” Poi, rivolto a loro, parlai, e dissi: “Francesca, le tue sofferenze mi rendono triste e pietoso. Però dimmi: al tempo dei dolci sospiri, perchè e come l'amore consentì che la passione si rivelasse?” E Francesca rispose: “Nulla mi addolora maggiormente che ripensare ai momenti di gioia quando si è nel dolore; e di ciò è consapevole il tuo maestro, ma se sei così curioso, te lo dirò piangendo. Noi leggevamo un giorno, per svago, la storia di Lancillotto e dell'amore che d'impadronì di lui : eravamo solo e non avevamo nulla da temere. Più volte quella lettura fece incontrare i nostri sguardi , e ci fece impallidire; ma solo un passo ad avere la meglio sulla nostra resistenza. Quando leggemmo come la bocca desiderata di Ginevra fu baciata da un così nobile innamorato, Paolo, che mai sarà separato da me, mi baciò, trepidamente, la bocca. Galeotto fu il libro e chi lo scrisse: quel giorno proseguimmo oltre nella sua lettura”. Mentre una delle due anime diceva queste cose, l'altra piangeva, così che per la compassione perdetti i sensi e cassi a terra come cade un corpo morto.